Glifosato, ok degli Stati membri al rinnovo per cinque anni

ROMA – Il glifosato, l’erbicida più diffuso nel mondo, considerato probabilmente cancerogeno dallo Iarc e non cancerogeno da due agenzie europee (Efsa e Echa), continuerà ad essere usato per altri 5 anni all’interno dell’Unione europea. La proroga all’autorizzazione è stata votata oggi, dopo uno scontro in Commissione durato un anno, grazie al voto determinante della Germania che ha cambiato posizione facendo passare i sì.

Quattro settimane fa l'Europarlamento aveva bocciato a larga maggioranza(355 voti favorevoli, 204 contrari e 111 astenuti) la richiesta di prolungare di 10 anni l’autorizzazione del pesticida votando per il divieto immediato di uso domestico e il bando totale entro il 2022. I deputati avevano dichiarato che "i documenti interni della Monsanto - l’azienda proprietaria e produttrice del Roundup, di cui il glifosato è la principale sostanza attiva - che sono stati resi pubblici, hanno fatto sorgere dubbi in merito alla credibilità di alcuni studi utilizzati dall'Ue ai fini della valutazione della sicurezza del glifosato".

Oggi il Comitato d'appello formato dai rappresentanti dei governi ha dato il via libera per 5 anni. A favore della proposta di proroga si sono espressi 18 Stati, nove si sono opposti e il Portogallo si è astenuto. Hanno votato contro la proroga Italia, Francia, Belgio, Grecia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia. Inaspettatamente, la Germania, che nelle precedenti votazioni si era astenuta facendo mancare la maggioranza qualificata pro glifosato, ha dato parere favorevole.

"Le persone che avrebbero dovuto proteggere la salute pubblica hanno tradito la fiducia degli europei ignorando gli avvertimenti della scienza indipendente”, ha dichiarato Franziska Achterberg, direttore delle politiche alimentari di Greenpeace, che considera il parere del Comitato "un regalo alle multinazionali agrochimiche, a scapito di salute e ambiente". "Il voto di oggi dimostra che, quando tutti lo vogliamo, siamo capaci di condividere e accettare le nostre responsabilità collettive nel processo decisionale", ha replicato il commissario alla Salute e sicurezza alimentare della Ue, Vytenis Andriukaitis.

fonte Repubblica

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